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È controproducente inserire amici e parenti nel team operativo di un ristorante?

Bella domanda! La risposta non è un semplice “sì” o “no”, ma un “dipende, e se lo fai, devi farlo con delle regole chiare”.

I RISCHI (il lato “controproducente”) sono reali:
– Doppio ruolo: è difficile dire “devi rifare questo piatto” a tua sorella o al tuo migliore amico. Il rapporto personale può offuscare i ruoli professionali.
– Privilegi: il rischio che un familiare si senta “intoccabile”, arrivi in ritardo o non rispetti le regole come gli altri è alto. Questo mina il morale di tutto il team.
– Conflitti che si ripercuotono: una lite sul lavoro può rovinare una cena di Natale. E un conflitto personale può paralizzare il servizio.
– Difficoltà a licenziare: cosa fai se un parente non è all’altezza? Licenziarlo può creare un terremoto familiare. Tenerlo può affondare il ristorante.

I VANTAGGI (il lato “produttivo”) esistono, se gestiti bene:
– Fiducia e affidabilità: conosci la persona, i suoi valori e la sua etica del lavoro. In un settore difficile come la ristorazione, questo non ha prezzo.
– Visione comune: un familiare o un amico spesso condivide la tua passione e ha a cuore il successo del locale tanto quanto te.
– Flessibilità e dedizione: in momenti di crisi o superlavoro, un familiare è più disposto a fare ore extra o a svolgere compiti extra per aiutare.

ALLORA, COME FARE? La soluzione è nel METODO:
– Chiarezza prima di tutto: ancora prima di assumerli, fai un patto chiaro: “In cucina/sala, io sono il capo/capitano. Tu sei il cuoco/cameriere. Le decisioni professionali non sono personali.”
– Definisci ruoli e responsabilità: devono avere un mansione precisa, un orario e degli obiettivi, esattamente come qualsiasi altro dipendente. Scrivetelo.
– Comunica in modo professionale: create momenti di confronto professionale (briefing, debriefing) dove si parla solo di lavoro.
– Sii coerente: non fare favoritismi. Se un estraneo viene rimproverato per un errore, lo stesso deve valere per tuo cugino. La coerenza è la base del rispetto.
– Valuta l’attitudine, non solo il legame: la persona è davvero capace, motivata e umile? Oppure vuole solo “un posto dove lavorare”? Fai un periodo di prova, sempre.

In conclusione: Assumere amici e parenti non è un errore di per sé. È un errore farlo senza un accordo professionale e senza il coraggio di essere un leader, prima che un amico o un familiare.
Se pensi di avere la persona giusta e la maturità di gestire il doppio ruolo, può essere una risorsa fantastica. Altrimenti, è meglio tenere separate le due cose.


E voi, che esperienze avete avuto? Raccontatecelo nei commenti! 👇

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